Ritratti: storie della generazione che insegue un sogno tra Cina e Italia

Si parla spesso di giovani italiani che hanno lasciato il bel paese in cerca forse di un futuro migliore, ma sicuramente in cerca di nuove esperienze e soprattutto con la voglia di andare oltre i classici stereotipi culturali. Lo abbiamo fatto in molti, a volte un po’ per necessità, altre per spirito d’avventura, forse perché delusi dal nostro Paese, forse per semplice curiosità, spesso con un pizzico di sana incoscienza.

Anche se la Cina non è il primo Paese a cui si pensa per fare un’esperienza di studio o di lavoro all’estero, bisogna riconoscere che negli ultimi anni è diventata la nuova Terra Promessa di ragazzi tra i 20 e 30 anni, figli della crisi economica: sono migliaia gli italiani che studiano e lavorano solo a Beijing. Purtroppo mi rendo conto che parlare di numeri è un po’ inutile, i numeri sono incapaci di descrivere una vera e propria comunità, incapaci per chi non è mai venuto in Cina di far comprendere appieno la situazione attuale, ma se iniziassimo ad associare a questi numeri i volti, le emozioni e le storie di persone che effettivamente vivono qui, saremmo forse capaci di capire perché si sceglie di vivere in un Paese come la Cina, dove le difficoltà e le sfide sono all’ordine del giorno, ma che allo stesso tempo offre moltissime possibilità.

Per questo vorremo farvi conoscere, attraverso una serie di interviste, storie non comuni di giovani italiani che ce l’hanno fatta, con tanto lavoro e un po’ di follia, che non guasta mai. Allo stesso tempo ci piacerebbe fare anche il percorso inverso, parlandovi dei ragazzi cinesi di oggi, quelli che superano le convezioni di una società ancora molto tradizionale, quelli che viaggiano o che hanno fatto la scelta opposta, cioè trasferirsi per studio o lavoro in Italia.

“Siamo fatti della stessa sostanza dell’aperitivo.” cit.

Da grandi appassionate di SPRITZ, la prima intervista che vi proponiamo è quella fatta a due ragazzi italiani, proprietari di NINA House of Spritz&Cartoccio, un locale nel centro storico di Pechino, aperto da circa un anno, è presto diventato punto di riferimento per expats e non solo. Il locale nasce dall’iniziativa di questi ragazzi e si propone soprattutto come luogo di ritrovo per il tanto amato aperitivo. Abbiamo scelto loro come primi “ospiti” perché sin da subito ci hanno fatto sentire a casa, con i loro spritz colorati e i saporitissimi cartocci, ma anche con la loro simpatia, cordialità e ospitalità.

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I proprietari di Nina: Giuseppe Epifanio, Wang Kai e Mattia Berardi

In realtà i proprietari sono tre: Giuseppe Epifanio, Mattia Berardi, e Wang Kai, il loro socio cinese. Vediamo cosa ci hanno raccontato:

Com’è nata l’idea di aprire l’House of Spritz&Cartoccio Nina e di aprirlo in un Hutong?

L’idea dell’House of Spritz & Cartoccio nasce dalle costole di due attività commerciali e concepts inizialmente indipendenti, ovvero: Jiao e Cartoccio. Entrambi erano fisicamente situati in Fangjia Hutong, una delle zone più attive nella “città vecchia” di Pechino degli ultimi 3-4 anni. Il bar Jiao è diventato in poco tempo famoso in particolare per i suoi Spritz e Negroni, grazie all’apporto di Mattia Berardi.

Il singolare ed efficace apporto nel rapporto con la clientela del fondatore del Jiao, Wang Kai ha fatto sì che si creasse una chimica esplosiva tra qualità, convenienza e divertimento assicurato.
Il Cartoccio invece è un progetto nato un po’ per scherzo, un po’ come sfida da parte mia (Giuseppe Epifanio), con l’idea di dare un posto di rilievo nel panorama del F&B di Pechino allo street food del Sud Italia. Il Cartoccio era a tutti gli effetti una cucina-laboratorio che riforniva diversi bar della strada. Il Jiao era uno tra i bar che si serviva del Cartoccio per placare la fame dei propri clienti.
In poco tempo, Io, Mattia e Kai ci siamo accorti che l’abbinamento cibo (Cartoccio) ed alcolici (Jiao) era diventato una sorta di must (con lo spritz in particolar modo). Da lì in avanti abbiamo iniziato a pensare di fondere i due concepts in uno, forti anche della nostra amicizia nel privato.
L’idea di operare negli Hutong è invece legata ad un gusto personale. A noi piace vivere in questa zona della città, perciò la scelta della location è venuta di conseguenza.

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Dal punto di vista lavorativo, cosa c’è in Cina che in Italia manca?

In Cina, ed in particolar modo a Pechino, la città in cui operiamo, c’è sicuramente una maggiore possibilità nell’imprenditoria dettata da un maggiore dinamismo del mercato del lavoro. Allo stesso tempo però il maggiore dinamismo si riflette in una maggiore volatilità che aumenta rischi ed incertezze. Inoltre, nel nostro settore c’è sicuramente la possibilità di trasferire competenze professionali accumulate negli anni in Italia, qui in Cina, dove novità ed innovazione sono percepite come propellenti fondamentali in quest’industria, a differenza di altre realtà dove è la tradizione ad essere preferita.

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Quali sono le maggiori difficoltà che avete incontrato e che incontrate ogni giorno?

Le maggiori difficoltà che incontriamo si ricollegano al concetto di dinamismo e volatilità del mercato. E’ il rovescio della medaglia. La mancanza di una regolamentazione specifica rende spesso e volentieri tutto molto incerto, al punto che l’impossibilità di fare una pianificazione e delle proiezioni reali finisce per incidere sul business. Allo stesso tempo però non si può negare che la velocità nel ritorno economico, dopo un investimento iniziale, è esponenzialmente maggiore rispetto all’Italia. La scarsa professionalità in questo settore è un’altra grande difficoltà da fronteggiare. Purtroppo in Cina il settore F&B non ha la stessa tradizione che ha in Italia. Non ci sono scuole professionali nello specifico (tranne per gli chef di cucina tradizionale cinese), e questo su riflette sul livello di preparazione dei lavoratori ad ogni livello. Oltretutto i lavori nel settore ricettivo in Cina non sono ancora percepiti come dei lavori “di prima fascia”, a causa della stratificazione sociale che sta avvenendo solo da pochi anni, e quindi l’essere “impreparati” è spesso anche una giustificazione.

Potreste descrivere in 3 parole il successo di Nina?

Creatività, professionalità, passione.

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Che aspettative avete per il futuro?

Ovviamente ci piacerebbe cercare di portare avanti il concept di Nina House of Spritz&Cartoccio. Stiamo valutando possibili alternative. Non possiamo svelare ancora niente, ma ci saranno novità a riguardo.

Parecchi locali italiani aperti a Pechino hanno riscosso molto successo tra cinesi e stranieri, secondo voi qual è il segreto di questo successo?

Il segreto del successo dei locali italiani in città è secondo me in primis dovuto alla presenza. È un concetto legato alla cultura dell’ospitalità che appartiene al nostro paese. L’essere presenti nel luogo che ospita il cliente e nello specifico l’ospite è fondamentale per creare quel senso di familiarità, accoglienza e sicurezza che il “customer” si aspetta. Se ad aspettare ed accogliere il cliente fossero soltanto i dipendenti, si avrebbe sicuramente un ambiente più freddo. Poi l’eccellente qualità delle materie prime provenienti dal nostro paese fa il resto.

Nina, fonte TimeoutBJ
Fonte: timeoutbeijing

Cosa consigliereste a un giovane che decide di intraprendere una carriera lavorativa in Cina?

Il consiglio sarebbe quello di non avere paura di sbagliare, cercare di arrivare qui il prima possibile perché c’è tanto da imparare e non accontentarsi subito. Fare la cosiddetta “gavetta” alla lunga paga anche in Cina.

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NINA House of Spritz&Cartoccio
66, Beiluoguxiang, Dongcheng district
Lun-Ven 6pm-2am/ Sab-Dom 11am-1am
Chinese address:
东城区北锣鼓巷66号

2 risposte a "Ritratti: storie della generazione che insegue un sogno tra Cina e Italia"

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