Xi’an – profumi e colori di una città antica

Il nostro viaggio è cominciato dalla stazione Ovest di Tianjin (che dista da Pechino solo 30 minuti col treno ad alta velocità), eravamo andati a salutare lo zio di Matteo prima di partire per questa vacanza. Devo dire che ho rivalutato molto i treni ad alta velocità per questo tipo di spostamenti e li preferisco agli aerei: non serve arrivare due ore prima della partenza, di solito la stazione dei treni è molto più vicina al centro rispetto agli aeroporti e, non meno importante, non ci sono le limitazioni presenti in aereo per quanto riguarda i chili e i liquidi da mettere nel bagaglio.

Tengo anche a precisare che vivendo in Cina e sapendo il cinese, per me è stato molto facile prendere i biglietti del treno comodamente da un’applicazione del telefono -io nello specifico, ho usato un miniprogram di Wechat (se volete saperne di più, qui un articolo interessante sulla vita in Cina a portata di smartphone)- e, una volta arrivata in stazione, ho semplicemente ritirato i biglietti allo sportello, mostrando il passaporto e il codice di prenotazione.

Ma torniamo a noi: siamo partiti da Tianjin, alle 11:20 circa e siamo arrivati a Xi’an alle 6 meno dieci del pomeriggio. Avevamo solo due notti a disposizione per questa meta e, avendo prenotato un ostello molto vicino al centro della città, abbiamo pensato che arrivarci con la metro sarebbe stato sicuramente più veloce che con un taxi vista l’ora di punta, ma se preferite la comodità, chiamarne uno con l’applicazione Didi farà  sicuramente al caso vostro!

Una volta posati i bagagli in camera, siamo usciti per cena e ci siamo diretti verso la Muslim Street, una strada molto pittoresca in cui si trovano solo ristoranti e bancarelle di mussulmani, vicinissima alla torre del Tamburo e a pochi metri dalla Bell Tower, la torre della campana. Appena si imbocca questo vicolo si viene immediatamente travolti dalle urla, i colori, la musica, gli odori e la folla, tanto che io in quel momento ho avuto un attimo di smarrimento, mi sono sentita investita da tutto quel trambusto e non capivo nulla, probabilmente ciò era dato anche dalla stanchezza delle ore di viaggio. I commercianti urlano per attirare i clienti nei loro locali e sulla strada ci sono numerose bancarelle per lo street food, ma se si preferisce, si può decidere di mangiare seduti all’interno ed è proprio ciò che abbiamo fatto noi dato che volevamo mangiare dei piatti tipici, ma in tranquillità.

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Abbiamo ordinato un buonissimo Roujiamo 肉夹馍, i 灌汤包 guantangbao dei ravioli di montone con all’interno del brodo e infine un piatto di pasta stesa a mano piuttosto larga con pomodori, uova e carne , come delle mega tagliatelle. Questo piatto di chiama Biangbiang面, ovvero pasta Biangbiang. Piccole curiosità:

  1. il carattere di “biang” è uno dei più difficili da scrivere (qui il simpatico video di un ragazzo che ha sfidato alcuni cinesi a scriverlo – al min 4:25);91530170740_.pic
  2. quando li ordinate al ristorante sarebbe meglio specificare quanti ne volete perché ogni pezzo è lungo ben un metro, di solito se ne mangia uno a testa.

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Roujiamo

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Guantangbao

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Biangbiangmian
Abbiamo anche voluto provare dei dolci, così ne abbiamo ordinati due: il 蜂蜜凉糕  fengmi lianggao, uno spiedino servito freddo di riso glutinoso e datteri mescolato con il miele (蜂蜜 fengmi), e un dolce che all’aspetto non prometteva nulla di buono e invece si è rivelato ottimo: cubetti di riso glutinoso con petali di rosa.

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Fengmi lianggao
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Usciti dal ristorante abbiamo proseguito la nostra passeggiata lungo le viuzze che si diramano dalla strada principale, piene di negozi di souvenir, piene di prodotti tipici, piene di gente, piene e basta.

Il secondo giorno la sveglia è suonata piuttosto presto perché alle 8 avevamo appuntamento con una guida che ci avrebbe portato a visitare il famoso Esercito di Terracotta, patrimonio dell’Unesco dal 1987. Per prenotare questo tour abbiamo fatto tutto tramite la reception dell’albergo, abbiamo speso 350 yuan che comprendevano: la visita alla fabbrica che tutt’oggi riproduce le statue, in qualsiasi dimensione, dei guerrieri utilizzando ancora la tecnica tradizionale, il trasporto, la guida in inglese, il pranzo in un ristorante cinese e il biglietto che permetteva l’accesso ai siti degli scavi in cui sono stati ritrovati i soldati di terracotta, al museo e al mausoleo dell’imperatoreQin Shihuan, il pazzo ideatore di tutto ciò.

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Non sono ancora sicura se questo tour sia valso quei quasi 50 euro, ma devo dire che è stata una giornata piacevole che ci ha fatto conoscere nuove persone da tutto il mondo. C’erano una coppia di anziani australiani, un ragazzo svedese con la sua ragazza cinese che ora vive con lui in Svezia, due ragazzi londinesi e due gemelli americani neolaureati in viaggio con la madre di origini iraniane. Per quanto riguarda la visita in sé e per sé, devo dire che la tappa alla fabbrica l’avrei proprio saltata, era palesemente un modo per farci comprare dei souvenir troppo costosi, ma si sa che questo fa parte del “gioco”. La guida, Chelsea, una donna del Gansu che vive da ormai 5 anni a Xi’An, è stata molto brava, ci ha dato spiegazioni chiare, ma forse un po’ troppo sintetiche. Mi aspettavo che ci accompagnasse all’interno dei siti e raccontasse alcune curiosità in più, invece ci radunava fuori dai musei, ci spiegava cosa avremmo visto e poi ci lasciava del tempo libero per girare da soli. Certo, questo ha i suoi lati positivi, più libertà, ma avendo già  studiato quelle cose all’università, mi sarebbe piaciuto andare un po’ oltre.

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Dopo l’ultima tappa siamo risaliti nel pulmino e siamo tornati in città in circa un’ora, poco più. Una volta in centro, abbiamo trovato due mobike e siamo andati a visitare il parco in cui si trova la Pagoda della Piccola Oca Selvatica, un posto molto carino e tranquillo che ti isola dal frastuono dei lavori stradali subito fuori. L’entrata è gratis con il passaporto e all’interno potete passeggiare, vedere i giardini, la pagoda, ovviamente, e respirare un’atmosfera molto rilassante.

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La sera abbiamo deciso di fare una passeggiata sulle mura che circondano la parte antica della città, pagando un biglietto di 54 yuan. Queste mura furono costruite 620 anni fa su ordine del primo imperatore Ming per proteggere la città dagli attacchi esterni e oggi ne vediamo la versione ristrutturata, anche se sono ancora presenti le 4 porte di ingresso situate in corrispondenza dei 4 punti cardinali. Le strade di Xi’an, infatti, come quelle di Pechino, vennero costruite come un reticolato Nord-Sud ed Est-Ovest. Le mura di Xi’an sono lunghe più di 30 chilometri e si possono percorrere a piedi, noleggiando una bici o un tandem oppure, opzione per i più pigri, con delle piccole navette elettriche.

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Il giorno seguente la sveglia è suonata ancora prima, alle 5 del mattino, perché alle 6 dovevamo avviarci verso la stazione dei treni per andare a Zhangye, nel Gansu, ma questa è un’altra storia che racconterò prossimamente.

Sicuramente un giorno e mezzo non è sufficiente per visitare tutta la città e tutti i suoi luoghi d’interesse, io personalmente non ci sono riuscita. Come molte città cinesi, anche Xi’an, nonostante sia una delle più antiche, sta subendo un processo di trasformazione verso la modernità, fatta di centri commerciali e grandi palazzi, ma la cosa che ho preferito è stato vedere Xi’an dall’alto all’imbrunire, prendermi il mio tempo per osservare i suoi tetti tradizionali e le luci della città, ti riporta indietro nel tempo e ti fa immaginare come potesse essere vivere nell’antica Cina.

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Spero che la mia esperienza vi abbia invogliato a visitare questa magnifica città così antica e ricca di storia. Andate a visitare il nostro profilo Instagram per vedere di più sulla nostra esperienza in Cina e in viaggio!!

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