Zhangye, una delle città preferite di Marco Polo

Zhangye, che un tempo si chiamava Ganzhou, è una piccola città nel Gansu molto importante soprattutto nel passato, in quanto fungeva da snodo fondamentale lungo la via della Seta. Quando in Cina si dice “piccola città”, solitamente si parla di minimo 4 milioni di abitanti, ecco, Zhangye ne ha poco più di un milione, perciò per gli standard cinesi è veramente piccola.

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Siamo arrivati alla stazione Ovest dei treni nel primo pomeriggio e appena usciti, siamo stati avvicinati da alcuni tassisti che volevano portarci in albergo, alla fine ne abbiamo trovato uno che ci sembrava un po’ più onesto degli altri. Siamo saliti nel suo taxi, che abbiamo condiviso con altri due passeggeri. Manco a dirlo ci ha fregati (non c’era verso di evitarlo), ci ha chiesto 10 yuan a testa ancora prima di salire per portarci all’albergo che distava nemmeno 10 minuti. Per tornare alla stazione, invece, quando abbiamo lasciato l’albergo, abbiamo preso un taxi con regolare tassametro e abbiamo speso in totale 8,50 yuan.

Riguardo a Zhangye, da subito ho avuto una sensazione strana, come se fosse una città fantasma. Non c’era quasi nessuno per strada e i negozi erano chiusi, tutto molto atipico per me, abituata a Pechino. Più tardi abbiamo capito che Zhangye dalla mattina fino a tardo pomeriggio è così, ristoranti chiusi anche a pranzo, poca gente in giro e assenza di traffico, la sera invece si riempie, le persone passeggiano nei parchi, i ristoranti sono pieni e le signore praticano i balli di piazza, proprio come in qualsiasi altra città cinese.

Abbiamo deciso questa destinazione principalmente per vedere dal vivo le montagne colorate, le Rainbow Mountains. Pensavamo di andarci il giorno seguente, anche se le previsioni del meteo ci erano avverse, invece, quando ho chiesto informazioni alla reception dell’albergo, ci ha proposto di andare a vedere il tramonto il giorno stesso. Piacevolmente sorpresi abbiamo accettato, allora lei ci ha chiamato un autista privato che è venuto a prenderci in hotel alle 17 e poi ci ha riportato indietro per 200 yuan.

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Le montagne si trovano all’interno del parco nazionale geologico Danxia, per arrivarci ci abbiamo messo circa tre quarti d’ora. Essendo un giorno infrasettimanale, non c’era molta gente quindi abbiamo acquistato i biglietti piuttosto velocemente. Il biglietto è costato 75 yuan, comprensivi di navetta che permette di spostarsi più comodamente da una piattaforma all’altra.

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Il parco funziona più o meno così: ci sono delle piattaforme sparse al suo interno da cui si possono ammirare i panorami più affascinanti che queste montagne offrono e si può decidere se andare da una stazione all’altra con il bus navetta o a piedi. Vedere e ammirare quelle montagne dal vivo è stata un’esperienza che raccomando a tutti. Noi non siamo stati fortunatissimi perché il tempo era nuvoloso, ma quando il sole si faceva spazio tra quel grigiume, i colori venivano sprigionati e risultavano brillanti e vividi, da togliere il fiato!

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Il sole è tramontato alle 20:45 e verso le 21 siamo tornati all’ingresso, dove avevamo appuntamento con l’autista. Non avendo ancora cenato, gli abbiamo chiesto di lasciarci in qualche ristorante vicino all’albergo. Ci ha portati all’ingresso di una strada lungo la Qingnian East Street, piena di ristoranti che preparavano qualsiasi tipo di piatto: spaghetti, ravioli, arrosticini e molto altro, il tutto in un’atmosfera familiare e caciarona, era un po’ come stare alla sagra del paese!

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Il giorno dopo siamo andati a vedere la Torre del Tamburo che si trova nel centro di questa cittadina, per poi dirigerci verso il tempio del grande Buddha disteso.

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Si tratta della più grande statua di Buddha dormiente con struttura interna in legno di tutta l’Asia e si dice che qui sia nato il grande Kublai Khan. La cosa che mi ha colpito maggiormente appena l’ho visto è stata la quasi assenza di colori all’esterno. Mi spiego, quando si va a visitare dei templi, si trova quasi sempre la loro versione ristrutturata, colori sgargianti come il rosso, il blu, il verde e ciò è sicuramente molto scenico, ma questo tempio nello specifico, mi ha dato la sensazione di autentico, di vissuto, di spirituale. Nella sala principale l’enorme statua si trova al centro e le si può girare intorno ammirando i dipinti ormai consumati alle pareti e le statue di diversi Buddha con dettagli dorati protette dentro alle teche. Sarei rimasta lì dentro ore, era tutto così antico e affascinante, si respirava un’aria di positività. Usciti da quella sala, ne abbiamo visitate altre due, nella prima ci sono reperti storici principalmente riguardanti la via della seta e nell’altra sono conservati dei manoscritti antichissimi dei monaci.

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Passeggiando nel parco che circonda il tempio è possibile visitare un’antica dimora imperiale risalente alla dinastia Qing ancora intatta e particolarmente suggestiva.

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Completata la visita avevamo voglia di bere qualcosa e abbiamo trovato un piccolo bar caffetteria molto carino e accogliente, arredato con minuziosità e cura. Ho preso un caffè perché mi incuriosiva il fatto che avessero addirittura il macinino per i chicchi, Matteo ha invece optato per un tè.

Il nostro pomeriggio è continuato con la visita alla pagoda in legno di Zhangye, costruita durante la seconda metà del ‘500, durante la dinastia Zhou. Ha una forma ottagonale ed è alta circa 33 metri, salendo fino all’ultimo piano è possibile vedere tutta Zhangye.

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La sera siamo poi tornati in quella stradina di ristoranti tipici dove eravamo stati il giorno prima, in primo luogo perché ci erano piaciuti sia il cibo che l’atmosfera, ma anche in quanto era difficile trovare altri locali in cui mangiare. Questa, infatti, è stata la difficoltà maggiore incontrata in questa città. L’albergo in cui alloggiavamo non disponeva di una cucina quindi dovevamo arrangiarci come potevamo per la colazione, soprattutto perché io sono quel tipo di persona che quando si alza sente la necessità di mettere subito qualcosa nello stomaco! Essendo i ristoranti chiusi all’ora di pranzo, ci organizzavamo con degli snack, quindi la sera davamo sfogo a tutta la nostra voglia di cibo. In entrambe le occasioni siamo entrati nei ristoranti che più ci ispiravano e abbiamo chiesto consiglio ai camerieri su quali fossero le specialità della casa. Abbiamo mangiato benissimo! Spaghetti fatti a mano la prima sera, molto simili ai nostri Strozzapreti, conditi con verdure e carne. Aperitivo tipico cinese a base di arrosticini e birra la seconda sera per poi cenare con un altro tipo di spaghetti con salsa piccante. Panini cinesi (baozi) per dessert, che avevano la forma di un fungo, ma erano ripieni di fagioli rossi dolci, davvero deliziosi!

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L’atmosfera che si respira in questa città varia tantissimo dal giorno alla sera, quando infatti diventa più viva, ma sicuramente è anche dovuto alle alte temperature che ci sono durante il giorno. Sicuramente porterò con me quest’esperienza e consiglio a chi ha voglia di scoprire un po’ di più la Cina autentica di visitare Zhangye, che al momento non è ancora una meta così frequentata dai turisti, soprattutto quelli stranieri.

Per quanto riguarda le escursioni, ce ne sarebbero state altre da fare, come quella ai templi Mati 马蹄寺, che sono incastonati nella roccia, ma purtroppo per noi, il tempo a disposizione era poco.

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Il nostro viaggio è continuato in direzione Lanzhou, il capoluogo del Gansu, che è stato il nostro punto di partenza per Langmusi, un piccolo villaggio facente parte di una prefettura autonoma del Tibet di nome Ganna..

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